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GENOVA PRIDE 2009

di Osvaldo Maffei

A bordo di piccolo pulman, il 27 giugno 2009, vigilia del quarantennale di
Stonewall, un piccolo gruppo è partito all'alba “dai monti di Trento” per
ricongiungersi, qualche ora dopo, a tutti altri giunti a Genova in macchina o in treno da ogni partem d'Italia.
Pochi ma boni! Assortiti nel “genere”, nella provenienza diversa e in rappresentanza di tutte e di tutti quelli che non sono potuti partire dalla nostra regione.
Non ancor tutti amici e amiche, ma pronti a diventarlo presto.
Assonnati - i più giovani, convinti - i più navigati - ed infine curiosi e forse un po'scettici - i neofiti di questa esperienza.
Tutti e tutte, comunque, diretti in Liguria per difendere i diritti e la cittadinanza delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali). Con la speranza, nel contempo, di passare una bella giornata sotto un cielo che non dava certo la certezza di un caldo e
accogliente sole mediterraneo.
La colonna sonora naturalmente era la sua, la musica del grande cantautore
De Andre: l' amico di sempre che “stava aspettando”nel labirinto di uno dei centri storici più grandi d'Europa.
Vicoli stretti e ingarbugliati, denominati caruggi, in cui ci si è mossi agevolmente sotto la guida esperta di una amica genovese partita con noi dal Trentino. E' lei che ha aiutato il gruppo a scoprirne i tesori nascosti sotto gli sguardi “neri e lucidi come diamanti” (citando P.P.
Pasolini) nei negozi di pesce, focacce, frutta, tabacchi dai profumi, colori e suoni esotici e multietnici.
Per chi non fosse ancora informato nel 1969 non ci fu solo lo sbarco lunare;
il 27 giugno di quell'anno iniziarono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. nel bar chiamato “Stonewall Inn”, un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village. Quell'episodio è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato
scelto dal movimento LGBT come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay pride”. Per
questo motivo alla vigilia del quarantennale l' ITALIA CHE FA LA DIFFERENZA si è data appuntamento al GENOVA PRIDE 2009: evento nazionale organizzato da un comitato apartitico
e aconfessionale composto da tante volontarie e volontari eterosessuali, lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali che, assieme alle associazioni locali e nazionali operanti nell'ambito
dei principi sanciti dalla Costituzione hanno assicurato il successo della manifestazione.
Tutti là consapevoli, chi più chi meno, che è essenziale ribadire la difesa della Costituzione e della
laicità dello Stato, insieme alla difesa e promozione della vita e dignità delle persone e delle famiglie
LGBTQI; in particolare per contrastare l’ondata di omofobia, lesbofobia, transfobia che si è abbattuta negliultimi anni nel nostro Paese.
Non soli, ma tanti, belli, gioiosi e felici di essere lì. Ed anche se i media nazionali hanno trascurato il Genova Pride 2009 la città è stata “orgogliosa e superba”. Essa, con la sua eleganza, ha permesso a tutti noi di manifestare il nostro orgoglio e, di conseguenza, ha dato ai genovesi l'occasione di dimostrare la loro famigliare e solidale empatia. Tutto ciò, a voler ricattare quegli
orribili fatti del G8 del 2001, per cui la città è involontariamente sprofondata in uno dei vortici più bui e cupi della nostra democrazia recente.
In 150, forse 200 mila per le strade e le piazze di una delle più belle città italiane si è gioito e cantato, ma anche ricordato in silenzio le vittime passate e recenti dell'oppressione e dell'ignoranza di ogni nazione e religione. Pur senza facili illusioni, fra ali di gente comune allegra
e partecipe, con musica, cascate di coriandoli multicolori, come un fiume in piena di giovinezza ed allegria il corteo ha inondato la città, cacciando per qualche ora i signori
dell'arroganza, i discepoli della paura ed i “corvacci neri” del dogmatismo fra le fra le mura incrostate ed oscure delle loro funeste e tristi sicumere dai piedi d'argilla.

E quel che più conta, almeno in quel giorno, ci si è sentiti amici.

 Osvaldo Maffei