Omofobia
L'Arcigay del Trentino, esprime profonda preoccupazione per
l'aggravarsi del clima di omofobia e transfobia nel Paese.
Dopo la censura da parte di alcuni partiti alla lotta
all'omofobia avvenuta ad Udine e la grave aggressione di
Bolzano, quella avvenuta a Roma, a Colle Oppio, la settimana
scorsa,
appare come una drammatica conferma dell'insicurezza a cui
la popolazione lgbtq (lesbica, gay, bisex, trans e queer) è
esposta in assenza di una profonda iniziativa culturale da
parte di tutte le Istituzioni e di una normativa specifica
contro l'omofobia e la transfobia.
Non si può essere insultati, aggrediti, massacrati di botte
fino quasi a perdere un occhio, per come ci si veste, come è
accaduto al giovane 22enne romano, che con coraggio e pensando
anche a tutti gli altri ha denunciato il fatto, come
precedentemente il nostro amico bolzanino. Dopo l'ottava
violenza omofoba a Roma dal 19 agosto scorso, e tutte le altre
avvenute anche dalle nostre parti, siamo stufi delle tante
dichiarazioni dispiaciute, non basta più la solidarietà a
parole, come giustamente dice Fabrizio Marrazzo, dell'Arcigay di
Roma: "a episodi come questo segue molta indignazione ma
pochi fatti. L'impunità è evidente. A ciò si aggiunga che non
si fa formazione nelle scuole, e la legge nazionale contro
l'omofobia è stata bocciata da un parlamento che l'ha definita
"anticostituzionale". Cosa dovremmo aspettarci? ... I
politici possono fare qualcosa di concreto: approvare la
legge". Basterebbe aggiungere alle discriminazioni quella
per l'orientamento sessuale e le identità di genere
nell'attuale legge Mancino! Se non ora, quando? Aspettiamo
pertanto fiduciosi anche l'arrivo alla discussione e alla
votazione della mozione contro l'omofobia presentata l 27
gennaio in Comune a Trento.
Ricordandoci l'intervento del Capo dello Stato, che già
durante l'incontro al Quirinale del 17 maggio aveva speso parole
importanti contro la piaga della discriminazione e della
violenza nei confronti delle persone lgbt, chiamiamo all'appello
tutta la comunità lgbtq italiana e tutte le forze politiche,
sociali e culturali che si riconoscono nel progetto di un Paese
che sappia dire "no" a questa brutalità, perché
confluiscano in massa a Napoli il 26 giugno 2010 per fare del
Pride nazionale il momento più partecipato possibile e
connotato nella lotta all'omofobia ed alla transfobia.
Dal pride di Napoli del 26 di giugno partirà la raccolta
firme per una legge contro l'omofobia. Trasformeremo lo
slogan "alla luce del sole" nel manifesto di una
battaglia politica, culturale e normativa contro l'invisibilità
a cui l'omofobia e la transfobia vorrebbero condannarci e
dedicheremo alcuni momenti di grande impatto simbolico, durante
il corteo, alla ferma volontà di dire "basta" alla
violenza omofobica e transfobica.
Il Pride nazionale a Napoli aspetta tutti e tutte il 26 di
giugno per pretendere una svolta di giustizia.
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino "8
luglio"
-
Un bel risultato la fiaccolata contro l'omofobia di giovedì
scorso a Bolzano, coi suoi trecento partecipanti, tra cui una
ventina e più di trentini che sono andati a solidarizzare con i
due giovani gay aggrediti e con il Centaurus-Arcigay dell'Alto
Adige, l'ha già ottenuto, il fatto di continuare a parlare di
omofobia in senso profondo, di far capire che il problema non è
l'omosessualità e la sua visibilità, ma appunto l'omofobia, il
problema della "discriminazione e delle aberrazioni cui
portano certe campagne contro la diversità", come ha detto
intelligentemente e con commozione, uno dei due aggrediti.
Ci sembra giusto allora
riaffermare l'essenzialità e l'importanza del 17 maggio come
Giornata Internazionale Contro l'Omofobia, e come stimolo alla
riflessione, con un approccio positivo e propositivo, l'Arcigay
del Trentino "8 luglio" e l'Arcilesbica "L'AltraVenere"
di Trento-Bolzano organizzano la visione alle 21 di lunedì 17,
presso il cinema Astra, del documentario sulle coppie gay e
lesbiche italiane ed europee, L'AMORE E BASTA di Stefano
Consiglio, presentato l'anno scorso con successo alla Mostra del
Cinema di Venezia, ingresso 5 euro.
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino "8
luglio"
giornata
mondiale contro l'omofobia ..leggi un commento interessante
della serata all'Astra
ciao a tutti,
tanto per tenere le fila del discorso...
ieri sera, per la giornata contro l'omofobia, c'è stata la
proiezione de l'amore e basta,
documentario-film diretto
da Stefano Consiglio.
Il film racconta le storie d'amore di nove coppie gay e
lesbiche. Inizia da Alessandro e Marco, due studenti
universitari di Catania, e continua con le quarantenni
Nathalie e Valérie (e la loro figlioletta Sasha) che vivono a
Versailles. Poco distanti, a Parigi, vivono Catherine e
Christine, due sessantenni che stanno insieme da vent’anni.
Poi ci sono Lillo e Claudio, che da diciassette anni vivono
insieme a Sutri, un piccolo paese vicino a Roma. Ci si sposta
quindi a Berlino, dove da diversi anni vivono felicemente i
quarantacinquenni Thomas e Johan. Da sette anni, altrettanto
felicemente, stanno insieme Emiliana e Lorenza nella loro
bella casetta, con tanto di giardino, nella Bassa Padana tra
Parma e Mantova. Sono addirittura trenta gli anni del
sodalizio amoroso e professionale di Gino e Massimo che
incontriamo nel loro negozio/laboratorio di oggetti in pelle
nel cuore di un quartiere popolare di Palermo. Un'altra coppia
che vive e lavora insieme da tanti anni è quella formata da
Gaël e William, filmati nel loro ristorante nel 14°
arondissement di Parigi. E infine le coniugi spagnole Maria e
Marisol (legalmente unite in matrimonio non appena è stato
possibile) che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona,
con la loro prole formata da un maschietto di circa otto anni
e due gemelline di sei.
Al cinema Astra di Trento erano presenti circa una novantina
di persone, tutto sommato non poche visto che l'informazione
della proiezione è avvenuta soprattutto con passa parola e
mailig-list.
Stefano, presidente di Arcigay e Michela, presidente di
Arcilesbica hanno introdotto la serata e alla fine c'è stato
un breve dibattito. Forse per l'ora, forse per le molte cose
che il film ha saputo suscitare, gli interventi interventi
sono stati risicati ma significativi.
Alcune riflessioni
personali, che mi sarebbero uscite un po' biascicare
ieri sera, ma cerco di focalizzare scrivendo:
Innanzitutto, il regista ha chiesto quasi a tutte le persone
intervistate se si definivano coppia o famiglia. E che cos'è
sta benedetta famiglia dunque?
Alcuni hanno tagliato corto dicendosi solo coppia, perchè
senza figli non ci si può definire nulla di più, altri hanno
saputo riconoscere nella loro scelta d'amore un legame
'generativo' che, non solo e non tanto per la presenza di
figli, pro-crea dinamiche relazionali e legami a lungo
termine, oltre la mera vita di coppia. Questo mi sembra molto
importante. A volte nel mondo omosessuale, si è alla ricerca
di modelli condivisibili e sembra spesso che il problema stia
tutto nel riconoscimento civile e giuridico di un'identità,
di un 'patto sociale', di un vincolo matrimoniale-giuridico,
cosa oppurtuna e legittima evidentemente, ma basta questo a
dirsi famiglia? Lo potremmo se volete riferire allo stesso
modo all'ambito delle relazioni eterosessuali.
Il dibattito su questo potrebbe essere ampio e articolato,
potremmo tirare in ballo la psicologia e la sociologia, ma
riprendendo il film di ieri, mi è molto piaciuta la risposta
di Emiliana e Lorenza, una coppia come tante, senza figli,
nata quasi per caso, da un colpo di fulmine, forse con
premesse incerte, ma che sta ormai insieme da sette anni. Una
delle due, rispondendo al regista, non ha avuto esitazioni:
certo che siamo famiglia, lo siamo come lo sono tanti nuclei
familiari qualunque, con un cane e un gatto, i genitori miei e
i suoi, i nostri nipoti, gli amici e i legami più importanti.
La famiglia non è dunque un modello da ricercare e da
incasellare come 'modello-unico', ogni relazione di coppia
sceglierà secondo i propri modi e le proprie inclinazioni
come determinare la sua capacità di apertura. A volte le
coppie rischiano di essere un 'egoismo a due', ma non basta
avere figli e la definizione 'coniugato' sulla carta d'identità
o su qualche certificato. La rivendicazione del diritto alla
scelta del matrimonio o altre modalità di convivenza che
siano riconosciute anche dallo Stato è sacrosanta e
imprescindibile per definire l'Italia un paese moderno e
democratico, non si scappa, ma basta questo a definirsi
famiglia? A fare di un UNO più UNO qualcos'altro?
Nella misura in cui questo UNO più UNO fa molto più di DUE,
io + tu chiusi tra di noi, allora forse possiamo parlare di
famiglia, parola logora ormai, consumata e abusata magari, ma
che non perde di significato, come le nostre radici, il nostro
bisogno di comunità, il senso sociale per cui siamo esseri
umani aperti alle dinamiche più varie. E questo forse è il
senso più grande di 'normalità' che le persone intervistate
nel film hanno saputo trasmettere. Come qualunque altra coppia
eterosessuale, cone le nevrosi di ogni rapporto profondo, con
dubbi e paure, risorse e felicità condivise.
Mi verrebbe anche da sottolineare una parte spirituale, dal
racconto di Gino e Massimo, insieme da trent'anni. Alla
domanda del regista se si sentissero 'abbandonati e giudicati
da Dio'...Credo Gino ha risposto secco: Dio è l'unico da cui
non mi sono mai sentito abbandonato, sono gli uomini ad averci
creato tanti problemi semmai... mi porto via anche questo
pezzetto, per ricordarmi quanto questo sia una conquista e lo
possa essere anche per tutti coloro che credono e possono far
entrare nella loro 'famiglia', un 'fratello in più ;-)
baci e abbracci a tutti e scusate la lungaggine
Fede
Lettera sull'omofobia
Oltre al gravissimo atto di aggressione fisica e
verbale nei confronti della comunità lgbt pavese, avvenuto
il 13 aprile scorso, nei confronti del vice-presidente e di un
socio fondatore, ecco un altro episodio di violenza omofoba
anche in Trentino, in quel di Canazei, riportato oggi 16.
Il pestaggio a base di pugni e calci, e l'agghiacciante
tentativo di seviziare la vittima, un cuoco inglese al lavoro
per la stagione turistica, è una conseguenza di una
pseudo-cultura identitaria chiusa in se stessa e revanchista, e
della logica violenta e dell'odio del "branco"
machista, un gruppo di almeno sei, purtroppo, giovani.
L’episodio è un segnale preoccupante circa la violenza
omofoba anche in Trentino. Ricordiamo altri episodi di violenza
omofoba avvenuti negli anni scorsi.
Denunciamo questi atti come criminosi e intollerabili, rivendicando
pari dignità e diritti per tutti i cittadini a prescindere
dall’orientamento sessuale e ricordando che l’omofobia
è una stortura etica e mentale, un relitto del passato: il
futuro appartiene all’uguaglianza per tutti i cittadini, e al
reciproco rispetto e riconoscimento.
Purtroppo in Italia non esistono leggi che prevedano
un’aggravante nel caso di aggressioni motivate da odio nei
confronti di omosessuali o trans, e nemmeno esistono
statistiche ufficiali riguardo l’occorrenza delle
discriminazioni o delle aggressioni omofobe. Ricordiamo che la
scarsità delle tutele giuridiche, e la paura di ritorsioni,
spinge la maggior parte di coloro che subiscono aggressioni o
discriminazioni motivate dall’omofobia a non sporgere
denuncia. Per questo riteniamo urgente l’istituzione di uno sportello
antidiscriminazioni in Trentino, come è stato sollecitato
anche nella mozione contro l'omofobia presentata da alcuni
consiglieri di Trento un paio di mesi fa.
Di fronte a tale barbarie, chiamamo i/le cittadini/e
trentini/e a rivendicare e ribadire quella cultura del
rispetto e della difesa dell’uguaglianza e delle diversità
che da sempre li caratterizzano.
Cò Stefano
Lettera a l'Adige e a
Massimo
Caro Massimo sono contento che tu viva sereno la tua
condizione di omosessuale, ma dissento dalle tue parole
sulla cosiddetta "spettacolarizzazione" di una
lotta che non è solo individuale, ma collettiva.
Sono anche in disaccordo con la denominazione di
"categoria", che mi sembra una riduzione,
perché noi siamo invece una minoranza sociale, una vera
e propria "comunità" che rappresenta molti
cittadin*. Per quanto riguarda il termine di
"matrimonio" non voglio farla lunga ma ricordo
solo la sua storicità e la sua derivazione sociale, e
questo lo dico da sociologo, con i cambiamenti che ha
avuto nel corso dei secoli e ha oggi, quindi non si può
rapportare solo con le coppie eterosessuali.
Quindi penso che chi intenda "sposarsi" ha il
diritto di farlo, è pure riconosciuto dal diritto, dal
Parlamento e dai trattati europei, nei confronti di se
stessi e nei riguardi della propria comunità cittadina
e della società intera: questo perché non bastano solo
diritti "minimi" per le unioni e le coppie di
fatto, di qualsiasi orientamento sessuale, ma serve la
piena parità dei diritti di cittadinanza, e quindi la
possibilità di scelta, per tutti, quindi in primo luogo
per gli omosessuali e le lesbiche che in Italia
attualmente non hanno diritti.
Così martedì 23 marzo noi dell'Arcigay di Trento,
insieme con le donne di Arcilesbica, volantineremo per
far conoscere ciò, perché quel giorno la Corte
Costituzionale si esprimerà sulla legittimità dei
matrimoni civili tra persone dello stesso sesso
nell'ordinamento italiano. E’ un appuntamento
sicuramente storico per la nostra comunità, che muterà
inesorabilmente le modalità e gli obiettivi della
battaglia di civiltà che da decenni combattiamo per una
società più inclusiva, in cui tutte le cittadine e i
cittadini siano davvero uguali di fronte allo Stato, una
società più libera e democratica per tutte e per
tutti. Questo è il momento giusto per riprendere un
dialogo con le persone e lanciare una campagna di
sensibilizzazione, che durerà nel tempo,
indipendentemente dall'esito del giudizio della
Consulta, per ribadire che il matrimonio civile è uno
strumento fondamentale per garantire dignità,
inclusione e diritti alle famiglie omosessuali.
L’obiettivo infatti è la piena uguaglianza giuridica
e sociale di ogni cittadino e di ogni cittadina, così
come sancito dalla nostra Carta costituzionale. Ma
questa battaglia è qualcosa di più di una
rivendicazione puramente legale: è la lotta per il
riconoscimento della dignità dell’amore, della
bellezza dei sentimenti e del valore sociale di una
comunità di affetti. Perché ciò che rende famiglia è
l’amore, e l’amore, per fortuna, non è esclusiva di
nessuno.
La parola ora alla Corte, con l’augurio che almeno lei
riesca laddove la politica partitica, da anni,
costantemente, fallisce.
Spero Massimo, che con queste ultime parole sia
d'accordo pure tu! Ti/vi aspettiamo in piazza, in
centro, quel pomeriggio per aiutarci a rendere più
democratica ed aperta questa società.
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino
"8 luglio"
GrazieOsvaldo e Guido per le belle parole e per il vostro
contributo all'evento che abbiamo improvvisato,
sperando di poterlo replicare in altri
luoghi e con più attenzione; vi rinnovo gli
auguri, che l'anno prossimo sia un tempo di
sogni, desideri e realizzazione delle nostre lotte e
dell'acquisizione dei nostri diritti, arrivederci al
nuovo anno con tanta gioia e felicità da conquistare
e realizzare... ciao Stefano
Caro Stefano,
nel bel mezzo
della kermesse natalizie fatta di botti, lucci
intermittenti e fiacchi acquisti, ho vissuto
momento prezioso, forse inavvertito dai più, ma
ricco di rara umanità e letizia.
L’
allestimento della piccola esposizione (una
mostra semplice, diremmo fragile nella sua
struttura espositiva, ma essenziale e tenace nel
messaggio) è stata per me un esperienza nuova,
segno di stima e fiducia rivolto agli amici
dell’associazione.
Con alcuni
disegni su cartoncino risalenti al 1986 (vecchi
studi di figure adagiate ad inchiostro blu e
rosso su fondo bianco) riposti su sedie di
metallo ho potuto costruire una installazione
simpatica che ho intitolato..IL CAFFE’ DEI
BUONI AUSPICI.
Solo con una
doppia dozzina di sedie per coppiette
inesistenti (a simulare tanti piccoli
tavolini, sparsi casualmente nella sala), ho
potuto offrire alla vista dei visitatori un
disegno, forse un sogno per troppo tempo
ricchiuso in un cassetto.
Il sogno
che le sedie vuote (per ora in attesa di
qualcuno o qualcuna), possano riempirsi e
allietare i nostri prossimi incontri.
Anche Guido,
fedele alla sua fama di “forestiero galante“
come un artista di strada ha allestito con garbo
il grande tavolo in legno (adibito usualmente
alle riunioni dell'associazione) con i suoi 'oggetti'
colorati di ceramica invetriata e i suoi Menir
portafortuna, decorati in oro, come dono e
auspicio di buona accoglienza.
Due piccoli
omaggi variopinti a tutti coloro che si dedicano
tenacemente al conforto ed all’
incoraggiamento per la difesa dei nostri
diritti, troppo spesso irrisi e disprezzati.
Ti ringraziamo
affettuosamente per l’occasione che ci hai
donato e ti auguro buone feste e felice anno
nuovo.
Osvaldo e
Guido
Religiosità,
amori e diversità sessuale
commenti
a fine ciclo clikka qui
l
nostro presidente scrive
VERGOGNOSO VOTO
ALLA CAMERA
La camera dei
deputati ha affossato ieri la proposta di legge
presentata da Paola Concia.
Non era una legge dalla portata storica, non
introduceva particolari novità nel panorama
normativo italiano. Era ben lontana da quanto, da
tempo e a gran voce, chiedono le persone LGBT
italiane, ossia l'allargamento della legge
Mancino ai reati contro l'orientamento
sessuale e l'identità di genere.
Il punto è che è stata affossata attraverso
l'approvazione di una eccezione di costituzionalità
proposta dall'Udc che intendeva accreditare che
il termine “orientamento sessuale” non è
presente nel nostro ordinamento giuridico. Si
tratta di una bugia colossale! I termini sono
presenti in leggi e documenti in tutto il mondo, ad
iniziare dall'Unione Europea recepiti dal Parlamento
e tra l’altro votati praticamente all’unanimità,
nei Trattati dell’Unione europea (art. 13 del
Trattato di Amsterdam) e nella Carta di Nizza (art.
21) che vieta la discriminazione fondata altresì
proprio sull’orientamento sessuale. In tal modo il
Parlamento italiano ha rinnegato la sua adesione ai
Trattati europei, andando contro la Costituzione
italiana che li inserisce tra le fonti del diritto
italiano (art. 117, comma 1).
Oggi l’Italia ha dichiarato di fatto la sua non
appartenenza all’Unione Europea e di questo
bisogna chieder conto, ponendo con forza il problema
in sede comunitaria.
Abbiamo assistito ad uno spettacolo vergognoso con
interventi da parte di esponenti dell’UDC che
hanno accostato l’orientamento sessuale a
incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia,
masochismo e così via delirando.
Ancora una volta il Parlamento italiano, eliminando
una bozza di legge già ampiamente mediata e monca,
di cui abbiamo criticato le lacune e le gravi
esclusioni, prima di tutte quella ai danni delle
persone transgender, ha deciso oggi di umiliare
la dignità delle persone omosessuali!
La maggioranza della Camera dei Deputati, affermando
quel principio di incostituzionalità, si è resa
complice dei tanti Svastichella che imperversano nel
Paese!
Questo ulteriore schiaffo ci convince ancor di più
che la nostra battaglia di civiltà è giusta e
indispensabile per cambiare un Paese avvilito da
questa classe politica lontana da ogni volontà di
giustizia.
La comunità lgbt è mobilitata, non
mancheremo di far sentire la nostra voce insieme a
quella dei milioni di italiane e italiani indignati
per il comportamento di questo Parlamento già nella
manifestazione antirazzista di sabato a Roma.
Proprio nello stesso giorno due due ragazzini inermi
venivano aggrediti, insultati e picchiati perché
omosessuali all’uscita dalla scuola da loro
frequentata a Canicattì, in provincia di Agrigento.
Esprimiamo amarezza, rabbia,sdegno e chiediamo con
forza un intervento
immediato delle Istituzioni a tutti i livelli locali
e nazionali.
Denunciamo un clima di crescente e intollerabile
omofobia e transfobia che trova slancio continuo
nella costante negazione dei diritti e di
un’autentica eguaglianza delle persone
omosessuali, lesbiche e transessuali. I due minori
hanno scelto di rivolgersi alle Forze dell’ordine
e di sporgere regolare denuncia.
Ci aspettiamo quindi di riscontrare nelle
Istituzioni della Repubblica altrettanto coraggio!
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del
Trentino
Una coppia gay è stata aggredita domenica
pomeriggio in pieno centro e in pieno giorno a Roma. E questo è
successo all'indomani della manifestazione Uguali, un corteo
nazionale contro la discriminazione, che ha portato nelle strade
della Capitale decine migliaia di
persone per rivendicare pari diritti per le lesbiche, i gay e
i/le
trans, e alla vigilia della discussione in Parlamento del
progetto di legge contro l'omofobia. Oltre ad esprimere
''sconcerto e rabbia'' per la nuova aggressione e
la nostra vicinanza e solidarietà ai due aggrediti, a colpirci
è soprattutto
l'età dei giovanissimi aggressori (tutti 16nni), e il fatto che
abbiano urlato
slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay.
"C'è un
degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è
indegno
commettere
violenza verso una coppia che si ama e si tiene per
mano", dice giustamente Fabrizio Marrazzo, il presidente di
ArciGay Roma.
Le modalità dell'aggressione confermano la necessità di un
piano culturale e formativo contro l'omofobia che parta prima di
tutto
dalle scuole e dall'educazione. E' un invito che a livello
nazionale è stato già rivolto alle Istituzioni preposte e
che ribadiamo di nuovo con forza.
E' sempre più urgente allora che passi una legge
antiomofobia più seria, articolata e decisa possibile al
Parlamento, bisogna che l'attuale proposta minimale sia corretta
con
degli emendamenti che aiutino davvero a lottare
contro queste forme di violenza e aggressioni e
stigmatizzarle in pieno per poter avere effetti pratici.
Stefano Cò, presidente del comitato provinciale dell'Arcigay
del Trentino
«A Trento
abbiamo zone vietate »
L'intervento
Co' dell'Arcigay: «Città tranquilla, ma meglio non girare soli
la notte»
«Trento
è una città tranquilla, ma in alcune zone della città è
meglio che non andiamo soli». Stefano Co', presidente
dell'Arcigay del Trentino, interviene in merito all'aggressione
avvenuta a Roma qualche giorno fa, quando vennero feriti con un
coltello due ragazzi gay che si stavano scambiando effusioni nel
quartiere Eur, all'uscita del Gay Village. «Certo, a Trento si
è parlato di aggressioni solo per un paio di episodi accaduti
qualche anno fa in piazza Venezia. Se da noi ci sono pestaggi,
spesso non vengono denunciati alle forze dell'ordine perché le
vittime preferiscono non dichiararsi gay nel timore che qualcuno
possa venirne al corrente. Io consiglio sempre di presentare
denuncia. Negli ultimi mesi non abbiamo avuto segnalazioni di
episodi violenti in Trentino. Purtroppo non mancano le
discriminazioni - spiega Co' - Per evitare problemi, ad esempio,
è meglio che non passiamo di notte davanti a certi locali.
Consiglio anche di uscire in compagnia e mai soli e di evitare
le zone buie. Purtroppo molti sono i casi di violenze non
fisiche ma verbali: un nostro associato, grande lavoratore in
un'azienda privata, è stato puntato da colleghi maschi che lo
sbeffeggiavano, addirittura mettendogli le buste con le
battutine sul computer. La situazione è andata avanti per mesi.
Per fortuna il titolare della ditta ha capito e lo ha difeso,
mandandolo in un altro reparto». L'Arcigay conta una sessantina
di iscritti nella sede di Trento, ma gli associati di origine
trentina sono 1800. «Molti gay trentini emigrano da altre parti
per motivi di lavoro ma anche per amore. Non ci sono luoghi di
aggregazione o locali in provincia di Trento e così dobbiamo
andare a Bolzano, a Verona e in Lombardia. Molti preferiscono
trasferirsi per farsi una loro vita lontana dai pettegolezzi. Se
a Trento la situazione è tranquilla e si vive bene, mi
preoccupa ciò che può succedere nelle valli, dove ci
potrebbero essere ragazzi gay che subiscono la discriminazione».
26/08/2009