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Omofobia
L'Arcigay del Trentino, esprime profonda preoccupazione per l'aggravarsi del clima di omofobia e transfobia nel Paese.

Dopo la censura da parte di alcuni partiti alla lotta all'omofobia avvenuta ad Udine e la grave aggressione di Bolzano, quella avvenuta a Roma, a Colle Oppio, la settimana scorsa,

appare come una drammatica conferma dell'insicurezza a cui la popolazione lgbtq (lesbica, gay, bisex, trans e queer) è esposta in assenza di una profonda iniziativa culturale da parte di tutte le Istituzioni e di una normativa specifica contro l'omofobia e la transfobia.

Non si può essere insultati, aggrediti, massacrati di botte fino quasi a perdere un occhio, per come ci si veste, come è accaduto al giovane 22enne romano, che con coraggio e pensando anche a tutti gli altri ha denunciato il fatto, come precedentemente il nostro amico bolzanino. Dopo l'ottava violenza omofoba a Roma dal 19 agosto scorso, e tutte le altre avvenute anche dalle nostre parti, siamo stufi delle tante dichiarazioni dispiaciute, non basta più la solidarietà a parole, come giustamente dice Fabrizio Marrazzo, dell'Arcigay di Roma: "a episodi come questo segue molta indignazione ma pochi fatti. L'impunità è evidente. A ciò si aggiunga che non si fa formazione nelle scuole, e la legge nazionale contro l'omofobia è stata bocciata da un parlamento che l'ha definita "anticostituzionale". Cosa dovremmo aspettarci? ... I politici possono fare qualcosa di concreto: approvare la legge". Basterebbe aggiungere alle discriminazioni quella per l'orientamento sessuale e le identità di genere nell'attuale legge Mancino! Se non ora, quando? Aspettiamo pertanto fiduciosi anche l'arrivo alla discussione e alla votazione della mozione contro l'omofobia presentata l 27 gennaio in Comune a Trento.

Ricordandoci l'intervento del Capo dello Stato, che già durante l'incontro al Quirinale del 17 maggio aveva speso parole importanti contro la piaga della discriminazione e della violenza nei confronti delle persone lgbt, chiamiamo all'appello tutta la comunità lgbtq italiana e tutte le forze politiche, sociali e culturali che si riconoscono nel progetto di un Paese che sappia dire "no" a questa brutalità, perché confluiscano in massa a Napoli il 26 giugno 2010 per fare del Pride nazionale il momento più partecipato possibile e connotato nella lotta all'omofobia ed alla transfobia.

Dal pride di Napoli del 26 di giugno partirà la raccolta firme per una legge contro l'omofobia. Trasformeremo lo slogan "alla luce del sole" nel manifesto di una battaglia politica, culturale e normativa contro l'invisibilità a cui l'omofobia e la transfobia vorrebbero condannarci e dedicheremo alcuni momenti di grande impatto simbolico, durante il corteo, alla ferma volontà di dire "basta" alla violenza omofobica e transfobica.

Il Pride nazionale a Napoli aspetta tutti e tutte il 26 di giugno per pretendere una svolta di giustizia.

Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino "8 luglio"

 

 

Un bel risultato la fiaccolata contro l'omofobia di giovedì scorso a Bolzano, coi suoi trecento partecipanti, tra cui una ventina e più di trentini che sono andati a solidarizzare con i due giovani gay aggrediti e con il Centaurus-Arcigay dell'Alto Adige, l'ha già ottenuto, il fatto di continuare a parlare di omofobia in senso profondo, di far capire che il problema non è l'omosessualità e la sua visibilità, ma appunto l'omofobia, il problema della "discriminazione e delle aberrazioni cui portano certe campagne contro la diversità", come ha detto intelligentemente e con commozione, uno dei due aggrediti. 

Ci sembra giusto allora riaffermare l'essenzialità e l'importanza del 17 maggio come Giornata Internazionale Contro l'Omofobia, e come stimolo alla riflessione, con un approccio positivo e propositivo, l'Arcigay del Trentino "8 luglio" e l'Arcilesbica "L'AltraVenere" di Trento-Bolzano organizzano la visione alle 21 di lunedì 17, presso il cinema Astra, del documentario sulle coppie gay e lesbiche italiane ed europee, L'AMORE E BASTA di Stefano Consiglio, presentato l'anno scorso con successo alla Mostra del Cinema di Venezia, ingresso 5 euro.


Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino "8 luglio"

giornata mondiale contro l'omofobia ..leggi un commento interessante della serata all'Astra

 

 

ciao a tutti,
tanto per tenere le fila del discorso...


ieri sera, per la giornata contro l'omofobia, c'è stata la proiezione de l'amore e basta, documentario-film diretto da Stefano Consiglio.
Il film racconta le storie d'amore di nove coppie gay e lesbiche. Inizia da Alessandro e Marco, due studenti universitari di Catania, e continua con le quarantenni Nathalie e Valérie (e la loro figlioletta Sasha) che vivono a Versailles. Poco distanti, a Parigi, vivono Catherine e Christine, due sessantenni che stanno insieme da vent’anni. Poi ci sono Lillo e Claudio, che da diciassette anni vivono insieme a Sutri, un piccolo paese vicino a Roma. Ci si sposta quindi a Berlino, dove da diversi anni vivono felicemente i quarantacinquenni Thomas e Johan. Da sette anni, altrettanto felicemente, stanno insieme Emiliana e Lorenza nella loro bella casetta, con tanto di giardino, nella Bassa Padana tra Parma e Mantova. Sono addirittura trenta gli anni del sodalizio amoroso e professionale di Gino e Massimo che incontriamo nel loro negozio/laboratorio di oggetti in pelle nel cuore di un quartiere popolare di Palermo. Un'altra coppia che vive e lavora insieme da tanti anni è quella formata da Gaël e William, filmati nel loro ristorante nel 14° arondissement di Parigi. E infine le coniugi spagnole Maria e Marisol (legalmente unite in matrimonio non appena è stato possibile) che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona, con la loro prole formata da un maschietto di circa otto anni e due gemelline di sei.


Al cinema Astra di Trento erano presenti circa una novantina di persone, tutto sommato non poche visto che l'informazione della proiezione è avvenuta soprattutto con passa parola e mailig-list.

Stefano, presidente di Arcigay e Michela, presidente di Arcilesbica hanno introdotto la serata e alla fine c'è stato un breve dibattito. Forse per l'ora, forse per le molte cose che il film ha saputo suscitare, gli interventi interventi sono stati risicati ma significativi.

Alcune riflessioni personali, che mi sarebbero uscite un po' biascicare ieri sera, ma cerco di focalizzare scrivendo:
Innanzitutto, il regista ha chiesto quasi a tutte le persone intervistate se si definivano coppia o famiglia. E che cos'è sta benedetta famiglia dunque?
Alcuni hanno tagliato corto dicendosi solo coppia, perchè senza figli non ci si può definire nulla di più, altri hanno saputo riconoscere nella loro scelta d'amore un legame 'generativo' che, non solo e non tanto per la presenza di figli, pro-crea dinamiche relazionali e legami a lungo termine, oltre la mera vita di coppia. Questo mi sembra molto importante. A volte nel mondo omosessuale, si è alla ricerca di modelli condivisibili e sembra spesso che il problema stia tutto nel riconoscimento civile e giuridico di un'identità, di un 'patto sociale', di un vincolo matrimoniale-giuridico, cosa oppurtuna e legittima evidentemente, ma basta questo a dirsi famiglia? Lo potremmo se volete riferire allo stesso modo all'ambito delle relazioni eterosessuali.
Il dibattito su questo potrebbe essere ampio e articolato, potremmo tirare in ballo la psicologia e la sociologia, ma riprendendo il film di ieri, mi è molto piaciuta la risposta di Emiliana e Lorenza, una coppia come tante, senza figli, nata quasi per caso, da un colpo di fulmine, forse con premesse incerte, ma che sta ormai insieme da sette anni. Una delle due, rispondendo al regista, non ha avuto esitazioni: certo che siamo famiglia, lo siamo come lo sono tanti nuclei familiari qualunque, con un cane e un gatto, i genitori miei e i suoi, i nostri nipoti, gli amici e i legami più importanti.
La famiglia non è dunque un modello da ricercare e da incasellare come 'modello-unico', ogni relazione di coppia sceglierà secondo i propri modi e le proprie inclinazioni come determinare la sua capacità di apertura. A volte le coppie rischiano di essere un 'egoismo a due', ma non basta avere figli e la definizione 'coniugato' sulla carta d'identità o su qualche certificato. La rivendicazione del diritto alla scelta del matrimonio o altre modalità di convivenza che siano riconosciute anche dallo Stato è sacrosanta e imprescindibile per definire l'Italia un paese moderno e democratico, non si scappa, ma basta questo a definirsi famiglia? A fare di un UNO più UNO qualcos'altro?
Nella misura in cui questo UNO più UNO fa molto più di DUE, io + tu chiusi tra di noi, allora forse possiamo parlare di famiglia, parola logora ormai, consumata e abusata magari, ma che non perde di significato, come le nostre radici, il nostro bisogno di comunità, il senso sociale per cui siamo esseri umani aperti alle dinamiche più varie. E questo forse è il senso più grande di 'normalità' che le persone intervistate nel film hanno saputo trasmettere. Come qualunque altra coppia eterosessuale, cone le nevrosi di ogni rapporto profondo, con dubbi e paure, risorse e felicità condivise.

Mi verrebbe anche da sottolineare una parte spirituale, dal racconto di Gino e Massimo, insieme da trent'anni. Alla domanda del regista se si sentissero 'abbandonati e giudicati da Dio'...Credo Gino ha risposto secco: Dio è l'unico da cui non mi sono mai sentito abbandonato, sono gli uomini ad averci creato tanti problemi semmai... mi porto via anche questo pezzetto, per ricordarmi quanto questo sia una conquista e lo possa essere anche per tutti coloro che credono e possono far entrare nella loro 'famiglia', un 'fratello in più ;-)

baci e abbracci a tutti e scusate la lungaggine
Fede

Lettera sull'omofobia
Oltre al gravissimo atto di aggressione fisica e verbale nei confronti della comunità lgbt pavese, avvenuto il 13 aprile scorso, nei confronti del vice-presidente e di un socio fondatore, ecco un altro episodio di violenza omofoba anche in Trentino, in quel di Canazei, riportato oggi 16.
Il pestaggio a base di pugni e calci, e l'agghiacciante tentativo di seviziare la vittima, un cuoco inglese al lavoro per la stagione turistica, è una conseguenza di una pseudo-cultura identitaria chiusa in se stessa e revanchista, e della logica violenta e dell'odio del "branco" machista, un gruppo di almeno sei, purtroppo, giovani.
L’episodio è un segnale preoccupante circa la violenza omofoba anche in Trentino. Ricordiamo altri episodi di violenza omofoba avvenuti negli anni scorsi.
Denunciamo questi atti come criminosi e intollerabili, rivendicando pari dignità e diritti per tutti i cittadini a prescindere dall’orientamento sessuale e ricordando che l’omofobia è una stortura etica e mentale, un relitto del passato: il futuro appartiene all’uguaglianza per tutti i cittadini, e al reciproco rispetto e riconoscimento.
Purtroppo in Italia non esistono leggi che prevedano un’aggravante nel caso di aggressioni motivate da odio nei confronti di omosessuali o trans, e nemmeno esistono statistiche ufficiali riguardo l’occorrenza delle discriminazioni o delle aggressioni omofobe. Ricordiamo che la scarsità delle tutele giuridiche, e la paura di ritorsioni, spinge la maggior parte di coloro che subiscono aggressioni o discriminazioni motivate dall’omofobia a non sporgere denuncia. Per questo riteniamo urgente l’istituzione di uno sportello antidiscriminazioni in Trentino, come è stato sollecitato anche nella mozione contro l'omofobia presentata da alcuni consiglieri di Trento un paio di mesi fa.

Di fronte a tale barbarie, chiamamo i/le cittadini/e trentini/e a rivendicare e ribadire quella cultura del rispetto e della difesa dell’uguaglianza e delle diversità che da sempre li caratterizzano.

Cò Stefano

Lettera a l'Adige e a Massimo

Caro Massimo sono contento che tu viva sereno la tua condizione di omosessuale, ma dissento dalle tue parole sulla cosiddetta "spettacolarizzazione" di una lotta che non è solo individuale, ma collettiva.
Sono anche in disaccordo con la denominazione di "categoria", che mi sembra una riduzione, perché noi siamo invece una minoranza sociale, una vera e propria "comunità" che rappresenta molti cittadin*. Per quanto riguarda il termine di "matrimonio" non voglio farla lunga ma ricordo solo la sua storicità e la sua derivazione sociale, e questo lo dico da sociologo, con i cambiamenti che ha avuto nel corso dei secoli e ha oggi, quindi non si può rapportare solo con le coppie eterosessuali.
Quindi penso che chi intenda "sposarsi" ha il diritto di farlo, è pure riconosciuto dal diritto, dal Parlamento e dai trattati europei, nei confronti di se stessi e nei riguardi della propria comunità cittadina e della società intera: questo perché non bastano solo diritti "minimi" per le unioni e le coppie di fatto, di qualsiasi orientamento sessuale, ma serve la piena parità dei diritti di cittadinanza, e quindi la possibilità di scelta, per tutti, quindi in primo luogo per gli omosessuali e le lesbiche che in Italia attualmente non hanno diritti.
Così martedì 23 marzo noi dell'Arcigay di Trento, insieme con le donne di Arcilesbica, volantineremo per far conoscere ciò, perché quel giorno la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità dei matrimoni civili tra persone dello stesso sesso nell'ordinamento italiano. E’ un appuntamento sicuramente storico per la nostra comunità, che muterà inesorabilmente le modalità e gli obiettivi della battaglia di civiltà che da decenni combattiamo per una società più inclusiva, in cui tutte le cittadine e i cittadini siano davvero uguali di fronte allo Stato, una società più libera e democratica per tutte e per tutti. Questo è il momento giusto per riprendere un dialogo con le persone e lanciare una campagna di sensibilizzazione, che durerà nel tempo, indipendentemente dall'esito del giudizio della Consulta, per ribadire che il matrimonio civile è uno strumento fondamentale per garantire dignità, inclusione e diritti alle famiglie omosessuali. L’obiettivo infatti è la piena uguaglianza giuridica e sociale di ogni cittadino e di ogni cittadina, così come sancito dalla nostra Carta costituzionale. Ma questa battaglia è qualcosa di più di una rivendicazione puramente legale: è la lotta per il riconoscimento della dignità dell’amore, della bellezza dei sentimenti e del valore sociale di una comunità di affetti. Perché ciò che rende famiglia è l’amore, e l’amore, per fortuna, non è esclusiva di nessuno.
La parola ora alla Corte, con l’augurio che almeno lei riesca laddove la politica partitica, da anni, costantemente, fallisce.
Spero Massimo, che con queste ultime parole sia d'accordo pure tu! Ti/vi aspettiamo in piazza, in centro, quel pomeriggio per aiutarci a rendere più democratica ed aperta questa società.
Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino "8 luglio"

 

GrazieOsvaldo e Guido per le belle parole e per il vostro contributo all'evento che abbiamo improvvisato, sperando di poterlo replicare in altri luoghi e con più attenzione; vi rinnovo gli auguri, che l'anno prossimo sia un tempo di sogni, desideri e realizzazione delle nostre lotte e dell'acquisizione dei nostri diritti, arrivederci al nuovo anno con tanta gioia e felicità da conquistare e realizzare... ciao Stefano 

 
Caro Stefano,
nel bel mezzo della kermesse natalizie fatta di botti, lucci intermittenti e fiacchi acquisti, ho vissuto momento prezioso, forse inavvertito dai più, ma ricco di rara umanità e letizia.
L’ allestimento della piccola esposizione (una mostra semplice, diremmo fragile nella sua struttura espositiva, ma essenziale e tenace nel messaggio) è stata per me un esperienza nuova, segno di stima e fiducia rivolto agli amici dell’associazione.
Con alcuni disegni su cartoncino risalenti al 1986 (vecchi studi di figure adagiate ad inchiostro blu e rosso su fondo bianco) riposti su sedie di metallo ho potuto costruire una installazione simpatica che ho intitolato..IL CAFFE’ DEI BUONI AUSPICI.
 
Solo con una doppia dozzina di sedie per coppiette inesistenti (a simulare  tanti piccoli tavolini, sparsi casualmente nella sala), ho potuto offrire alla vista dei visitatori un disegno, forse un sogno per troppo tempo ricchiuso in un cassetto.
 
 Il sogno che le sedie vuote (per ora in attesa di qualcuno o qualcuna), possano riempirsi e allietare i nostri prossimi incontri.
 
Anche Guido,  fedele alla sua fama di “forestiero galante“ come un artista di strada ha allestito con garbo il grande tavolo in legno (adibito usualmente alle riunioni dell'associazione) con i suoi 'oggetti' colorati di ceramica invetriata e i suoi Menir portafortuna, decorati in oro, come dono e auspicio di buona accoglienza.
 
Due piccoli omaggi variopinti a tutti coloro che si dedicano tenacemente al conforto ed all’ incoraggiamento per la difesa dei nostri diritti, troppo spesso irrisi e disprezzati.
Ti ringraziamo affettuosamente per l’occasione che ci hai donato e ti auguro buone feste e felice anno nuovo.
Osvaldo e Guido

Religiosità, amori e diversità sessuale

commenti a fine ciclo clikka qui

 

l nostro presidente scrive

VERGOGNOSO VOTO ALLA CAMERA 

La camera dei deputati ha affossato ieri la proposta di legge presentata da Paola Concia.
Non era una legge dalla portata storica, non introduceva particolari novità nel panorama normativo italiano. Era ben lontana da quanto, da tempo e a gran voce, chiedono le persone LGBT italiane, ossia l'allargamento della legge Mancino ai reati contro l'orientamento sessuale e l'identità di genere.
Il punto è che è stata affossata attraverso l'approvazione di una eccezione di costituzionalità proposta dall'Udc che intendeva accreditare che il termine “orientamento sessuale” non è presente nel nostro ordinamento giuridico. Si tratta di una bugia colossale! I termini sono presenti in leggi e documenti in tutto il mondo, ad iniziare dall'Unione Europea recepiti dal Parlamento e tra l’altro votati praticamente all’unanimità, nei Trattati dell’Unione europea (art. 13 del Trattato di Amsterdam) e nella Carta di Nizza (art. 21) che vieta la discriminazione fondata altresì proprio sull’orientamento sessuale. In tal modo il Parlamento italiano ha rinnegato la sua adesione ai Trattati europei, andando contro la Costituzione italiana che li inserisce tra le fonti del diritto italiano (art. 117, comma 1).
Oggi l’Italia ha dichiarato di fatto la sua non appartenenza all’Unione Europea e di questo bisogna chieder conto, ponendo con forza il problema in sede comunitaria.
Abbiamo assistito ad uno spettacolo vergognoso con interventi da parte di esponenti dell’UDC che hanno accostato l’orientamento sessuale a incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo e così via delirando.
Ancora una volta il Parlamento italiano, eliminando una bozza di legge già ampiamente mediata e monca, di cui abbiamo criticato le lacune e le gravi esclusioni, prima di tutte quella ai danni delle persone transgender, ha deciso oggi di umiliare la dignità delle persone omosessuali!
La maggioranza della Camera dei Deputati, affermando quel principio di incostituzionalità, si è resa complice dei tanti Svastichella che imperversano nel Paese!
Questo ulteriore schiaffo ci convince ancor di più che la nostra battaglia di civiltà è giusta e indispensabile per cambiare un Paese avvilito da questa classe politica lontana da ogni volontà di giustizia.
La comunità lgbt è mobilitata, non mancheremo di far sentire la nostra voce insieme a quella dei milioni di italiane e italiani indignati per il comportamento di questo Parlamento già nella manifestazione antirazzista di sabato a Roma.
Proprio nello stesso giorno due due ragazzini inermi venivano aggrediti, insultati e picchiati perché omosessuali all’uscita dalla scuola da loro frequentata a Canicattì, in provincia di Agrigento.
Esprimiamo amarezza, rabbia,sdegno e chiediamo con  forza un intervento
immediato delle Istituzioni a tutti i livelli locali e nazionali.
Denunciamo un clima di crescente e intollerabile omofobia e transfobia che trova slancio continuo nella costante negazione dei diritti e  di un’autentica eguaglianza delle persone omosessuali, lesbiche e transessuali. I due minori hanno scelto di rivolgersi alle Forze dell’ordine e di sporgere regolare denuncia.
Ci aspettiamo quindi di riscontrare nelle Istituzioni della Repubblica altrettanto coraggio!   

Stefano Cò, presidente del C.P. Arcigay del Trentino

 

Una coppia gay è stata aggredita domenica pomeriggio in pieno centro e in pieno giorno a Roma. E questo è successo all'indomani della manifestazione Uguali, un corteo nazionale contro la discriminazione, che ha portato nelle strade della Capitale decine migliaia di 
persone per rivendicare pari diritti per le lesbiche, i gay e i/le 
trans, e alla vigilia della discussione in Parlamento del progetto di legge contro l'omofobia.  Oltre ad esprimere ''sconcerto e rabbia'' per la nuova aggressione e
la nostra vicinanza e solidarietà ai due aggrediti, a colpirci è soprattutto 
l'età dei giovanissimi aggressori (tutti 16nni), e il fatto che abbiano urlato 
slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia gay. "C'è un 
degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno 
commettere
 violenza verso una coppia che si ama e si tiene per mano", dice giustamente Fabrizio Marrazzo, il presidente di ArciGay Roma.
Le modalità dell'aggressione confermano la necessità di un 
piano culturale e formativo contro l'omofobia che parta prima di tutto
dalle scuole e dall'educazione. E' un invito che a livello nazionale è stato già rivolto alle Istituzioni preposte e
che ribadiamo di nuovo con forza.
E' sempre più urgente allora che passi una legge
antiomofobia più seria, articolata e decisa possibile al
Parlamento, bisogna che l'attuale proposta minimale sia corretta con
degli emendamenti che aiutino davvero a lottare 
contro queste forme di violenza e aggressioni e
stigmatizzarle in pieno per poter avere effetti pratici. 
Stefano Cò, presidente del comitato provinciale dell'Arcigay del Trentino

«A Trento abbiamo zone vietate »

L'intervento Co' dell'Arcigay: «Città tranquilla, ma meglio non girare soli la notte»

«Trento è una città tranquilla, ma in alcune zone della città è meglio che non andiamo soli». Stefano Co', presidente dell'Arcigay del Trentino, interviene in merito all'aggressione avvenuta a Roma qualche giorno fa, quando vennero feriti con un coltello due ragazzi gay che si stavano scambiando effusioni nel quartiere Eur, all'uscita del Gay Village. «Certo, a Trento si è parlato di aggressioni solo per un paio di episodi accaduti qualche anno fa in piazza Venezia. Se da noi ci sono pestaggi, spesso non vengono denunciati alle forze dell'ordine perché le vittime preferiscono non dichiararsi gay nel timore che qualcuno possa venirne al corrente. Io consiglio sempre di presentare denuncia. Negli ultimi mesi non abbiamo avuto segnalazioni di episodi violenti in Trentino. Purtroppo non mancano le discriminazioni - spiega Co' - Per evitare problemi, ad esempio, è meglio che non passiamo di notte davanti a certi locali. Consiglio anche di uscire in compagnia e mai soli e di evitare le zone buie. Purtroppo molti sono i casi di violenze non fisiche ma verbali: un nostro associato, grande lavoratore in un'azienda privata, è stato puntato da colleghi maschi che lo sbeffeggiavano, addirittura mettendogli le buste con le battutine sul computer. La situazione è andata avanti per mesi. Per fortuna il titolare della ditta ha capito e lo ha difeso, mandandolo in un altro reparto». L'Arcigay conta una sessantina di iscritti nella sede di Trento, ma gli associati di origine trentina sono 1800. «Molti gay trentini emigrano da altre parti per motivi di lavoro ma anche per amore. Non ci sono luoghi di aggregazione o locali in provincia di Trento e così dobbiamo andare a Bolzano, a Verona e in Lombardia. Molti preferiscono trasferirsi per farsi una loro vita lontana dai pettegolezzi. Se a Trento la situazione è tranquilla e si vive bene, mi preoccupa ciò che può succedere nelle valli, dove ci potrebbero essere ragazzi gay che subiscono la discriminazione».


26/08/2009