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omocausto: l'olocausto dimenticato

di Nicola Morandi

TRENTO. Gli storici olandesi ipotizzano che gli omossessuali deportati nei campi di concentramento tedeschi furono tra gli 800mila e i 500mila, secondo i francesi 200mila, secondo la chiesa austriaca 250mila. Nei campi di sterminio gli omosessuali erano obbligati a cucire sulla divisa a righe un triangolo rosa.

Nell’Italia fascista molti omosessuali furono confinati nelle isole di Ustica, Ventotene, Ponza, Favignana, Tremiti o spediti ai lavori forzati in miniera a Carbonia, comune sardo creato durante la dittatura per dimostrare la laboriositá del popolo italiano.

Discriminazioni che ancora oggi, nel sud del Mondo portano alla reclusione degli omosessuali o, addirittura, alla pena di morte (Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Sudan e Yemen.). Un olocausto dimenticato a cui è dedicata la mostra inaugurata ieri nello spazio Foyer del centro Santa Chiara, intitolata “Omocausto”, che resterà aperta al pubblico dal 27 al 29 gennaio dalle 10 alle 13 e dalle 15 19.

Un iniziativa che a vicepresidente del consiglio provinciale Margherita Cogo conferma come giusta ad «un paese liberale, ricco di cultura, ma che appare ancora così bigotto e non è capace di accettare il diverso in senso lato».

15 pannelli, contrassegnati da un triangolo rosa stretto nel filo spinato, che raccolgono documenti e immagini che descrivono il rapporto tra il nazismo, fascismo ed omosessualità con una certa attenzione anche per «le lesbiche, in particolare, che durante il nazismo - racconta Co’ - non ebbero neanche un rango proprio essendo assimilate agli asociali».

 Una mostra itinerante «patrocinata a livello nazionale, che girerà l’Italia non solo quest’anno ma anche gli anni prossimi - spiega Stefano Co’, presidente di Arcigay Trentino - realizzata grazie al materiale raccolto negli archivi del circolo Nuovi Passi di Udine».  Molte le città coinvolte: le associazioni Arcigay di Trieste Padova, Trento, Milano, Magenta, Bologna, Reggio Emilia, Catania, Molfetta con mostre, libri e opere teatrali.

Inoltre, in collaborazione con l’Associazione omosessuale Slovena Dih la mostra Arcigay è proposta in lingua slovena al pubblico di Ljubljana nel museo di storia contemporanea, con il patrocinio della presidenza della repubblica di Slovenia.

Un solidarietà comune per rimettere insieme i tasselli di un mosaico che costituiscono un pezzo di memoria dimenticata.

 Nicola Morandi