TRENTO. Gli
storici olandesi ipotizzano che gli omossessuali deportati
nei campi di concentramento tedeschi furono tra gli 800mila e i
500mila, secondo i francesi 200mila, secondo la chiesa austriaca
250mila. Nei campi di sterminio gli omosessuali erano obbligati a
cucire sulla divisa a righe un triangolo rosa.
Nell’Italia
fascista molti omosessuali furono confinati nelle isole di Ustica,
Ventotene, Ponza, Favignana, Tremiti o spediti ai lavori forzati in
miniera a Carbonia, comune sardo creato durante la dittatura per
dimostrare la laboriositá del popolo italiano.
Discriminazioni
che ancora oggi, nel sud del Mondo portano alla reclusione degli
omosessuali o, addirittura, alla pena di morte (Arabia Saudita,
Iran, Nigeria, Sudan e Yemen.). Un olocausto dimenticato a cui è
dedicata la mostra inaugurata ieri nello spazio Foyer del centro
Santa Chiara, intitolata “Omocausto”, che resterà aperta al
pubblico dal 27 al 29 gennaio dalle 10 alle 13 e dalle 15 19.
Un
iniziativa che a vicepresidente del consiglio provinciale Margherita
Cogo conferma come giusta ad «un paese liberale, ricco di cultura,
ma che appare ancora così bigotto e non è capace di accettare il
diverso in senso lato».
15
pannelli, contrassegnati da un triangolo rosa stretto nel filo
spinato, che raccolgono documenti e immagini che descrivono il
rapporto tra il nazismo, fascismo ed omosessualità con una certa
attenzione anche per «le lesbiche, in particolare, che durante il
nazismo - racconta Co’ - non ebbero neanche un rango proprio
essendo assimilate agli asociali».
Una
mostra itinerante «patrocinata a livello nazionale, che girerà
l’Italia non solo quest’anno ma anche gli anni prossimi - spiega
Stefano Co’, presidente di Arcigay Trentino - realizzata grazie al
materiale raccolto negli archivi del circolo Nuovi Passi di Udine».
Molte le città coinvolte: le associazioni Arcigay di Trieste
Padova, Trento, Milano, Magenta, Bologna, Reggio Emilia, Catania, Molfetta
con mostre, libri e opere teatrali.
Inoltre,
in collaborazione con l’Associazione omosessuale Slovena Dih la
mostra Arcigay è proposta in lingua slovena al pubblico di
Ljubljana nel museo di storia contemporanea, con
il patrocinio della presidenza della repubblica di Slovenia.
Un
solidarietà comune per rimettere insieme i tasselli di un mosaico
che costituiscono un pezzo di memoria dimenticata.
Nicola
Morandi